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Piccoli malesseri quotidiani? Intolleranze alimentari in agguato!

Scopriamo insieme quali possono essere i sintomi più comuni che ci consentano di individuare una possibile intolleranza alimentare.

In un periodo di cambiamento climatico e di ritorno alla routine lavorativa, quale può essere quello del post- vacanza estiva, spesso accade di sentirci stanchi e spossati e di attribuire le colpe alle “dissolutezze” estive, periodo in cui ci si lascia travolgere dalla vita movimentata e si perdono ore di sonno in termini qualitativi. 

Ovviamente il ritorno alla routine quotidiana può essere pesante e ci può fare accusare dei lievi malesseri, che tendiamo a sottovalutare, considerandoli come postumi di un periodo attivo e movimentato, ma che potrebbero celare altri problemi. Capita, infatti, che alcuni segnali che il nostro corpo ci invia siano analoghi per varie cause che le determinano, così tendiamo a scegliere sempre o quasi la via più facile e attribuire il disturbo alla causa più comune, non tenendo presente invece che alcuni malesseri potrebbero essere un campanello d’allarme per scoprire eventuali intolleranze alimentari.

Nell’immaginario comune spesso si tende ad associare l’intolleranza all’allergia e perciò a sottovalutare la vasta gamma di conseguenze che possono scaturire da un’intolleranza alimentare. I due casi citati rientrano all’interno delle reazioni avverse agli alimenti, ma presentano ben pochi punti in comune.

Innanzitutto le reazioni allergiche vengono mediate da una classe di anticorpi, dette IgE, che intervengono nelle reazioni immunitarie allergiche, con richiamo di molecole, quali mastociti ed eosinofili, deputate insieme a molte altre molecole alla neutralizzazione del corpo estraneo o antigene. Le reazioni allergiche sono immediate e perciò spesso fatali, in quanto dall’assunzione dell’alimento alla manifestazione del sintomo intercorre pochissimo tempo, anche solo qualche minuto, tempo necessario per l’istamina di entrare nel circolo sistemico. L’istamina è uno dei maggiori mediatori chimici dell’infiammazione, che richiama a cascata tutte le altre molecole, tra cui interleuchine e leucotrieni. E’ dunque di vitale importanza intervenire con antistaminici e cortisonici per inibire il processo di attivazione degli altri mediatori ed eliminare la possibilità di un quasi irrimediabile shock anafilattico. Nelle allergie alimentari è facile associare il sintomo al cibo (allergene) che lo ha provocato e quindi è ulteriormente facile eliminarlo definitivamente dalle abitudini alimentari. Se anche a distanza di tempo il cibo dovesse essere reintrodotto nella dieta quotidiana, il soggetto presenterebbe nuovamente gli stessi sintomi, in quanto l’organismo è sensibile all’alimento in questione.

Storia completamente diversa accade con le intolleranze, che non sono reazioni IgE mediate, ma sviluppano anch’esse una forma di reazione, mediata però dall’intervento delle IgG. La reazione metabolica risulta molto più blanda e non immediata: possono passare anche fino a 72 ore dall’assunzione del cibo alla manifestazione di un sintomo, che non è fatale come nel caso dell’allergia. Proprio per questo motivo non è spesso facile capire quale alimento abbia provocato la reazione e a volte ancora più difficile è definire il sintomo come conseguenza di un’intolleranza. Generalmente l’intolleranza alimentare è provocata, a differenza dell’allergia, da alimenti che utilizziamo comunemente nella nostra dieta; infatti i cibi che sono causa delle più note intolleranze sono: il glutinedei cereali, il lattosio del latte e le uova.

 

 

Il corpo produce l’intolleranza verso questi cibi proprio per la forte presenza che questi hanno nell’alimentazione quotidiana, associata anche ad una predisposizione, seppur momentanea, del soggetto verso l’alimento. In questo caso, una volta rilevato il cibo che causa il disturbo, bisogna stabilire un periodo di disintossicazione per l’organismo e di conseguenza è necessario eliminare non solo il singolo alimento, bensì tutta la classe alimentare o famiglia biologica di appartenenza (per esempio: intolleranza alle patate, eliminare l’intera classe delle solanacee ). Una volta trascorso il tempo ritenuto necessario per depurare l’organismo dalle tossine accumulate, si può reintrodurre l’alimento a piccole dosi e ad intervalli di almeno 4-5 giorni, in modo da desensibilizzare gradualmente il sistema metabolico alla presenza dell’alimento stesso.

I sintomi che maggiormente vengono rintracciati nel caso delle intolleranze alimentari sono: nausea, vomito, crampi allo stomaco, ma non sono solamente circoscritti all’apparato gastro-intestinale, ecco perchè molte volte passano inosservati. Sono stati evidenziati casi di soggetti con intolleranze che presentavano eruzioni cutanee passeggere, dermatiti, prurito localizzato, ma anche aumento di peso, stanchezza, irritabilità, calo dell’attenzione e della concentrazione, cefalee, emicranie e vertigini.

Ecco che la reazione ritardata, l’alimento presente in dosi massive e il sintomo non rilevante, portano spesse volte il soggetto a non riuscire a creare un filo conduttore tra gli elementi e, per questo motivo, mettere in secondo piano l’ipotesi che la causa del problema non sia un fattore psicologico o semplice stanchezza. Conoscere alcuni concetti fondamentali, sapersi porre con spirito critico e soprattutto imparare ad osservarsi con occhi nuovi e più consapevoli, potrebbe favorirci un miglioramento delle condizioni fisiche e psicologiche, prima che ne risenta anche la vita sociale.

Vi è mai capitato di sottovalutare ciò che il vostro corpo cercava di manifestare?

 

Autore: Ivana Infantino

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