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Nutrizione enterale e parenterale: cosa sono e come funzionano

donna grassa e donna magra

contrasto tra donna magra e donna grassaLa nutrizione è un vasto argomento dentro il quale rientrano diverse accezioni relative ai metodi da adottare. Il classico metodo nutritivo che tutti utilizziamo per alimentarci non è l’unico modo che ci consente di assumere nutrienti importanti, al fine di garantire le funzioni metaboliche e vitali per il nostro organismo.

Infatti, esistono dei metodi alternativi di assunzione di elementi nutritivi, che vengono dettati da particolari e specifiche esigenze personali. Un chiaro esempio è quello di individui in forte sovrappeso o obesi gravi, che hanno esigenza di perdere peso nel minor tempo possibile e con risultati evidenti.

L’obesità è una piaga sociale che affligge molti individui e viene in primis diagnosticata valutando il BMI o indice di massa corporea dell’individuo in questione.

Quando il BMI  è superiore a 25, che è il limite massimo consentito per definizione di normopeso, si passa al sovrappeso, per giungere poi alla classificazione di individuo obeso quando questo indice supera la soglia dei 30. L’obesità non comporta soltanto una massa ponderale abbondante, ma da questo alterato stato fisiologico conseguono delle patologie da non sottovalutare come: il diabete, l’ ipertrigliceridemia, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa e le varie patologie che derivano da esse come l’ictus e le malattie cardiovascolari. Nei casi più gravi, che vengono accuratamente vagliati da uno specialista  del settore, se si ha una forte necessità di perdere peso o per rischi gravi alla salute o per eventuali operazioni chirurgiche da affrontare, a volte le semplici diete possono non sortire gli effetti sperati, e perciò bisogna fare ricorso a metodiche alternative e più drastiche, che producano risultati migliori. Tra questi metodi viene considerata l’alimentazione enterale che è un tipo di nutrizione, che viene effettuata tramite l’utilizzo di un sondino naso-gastrico collegato ad una nutri-pompa, unita ad una sacca che contiene una soluzione aminoacidica.

Colui che si ritiene essere il fautore della teoria di una dieta a base aminoacidico-proteica è  Blackburn, il quale effettuando appositi studi notò che durante il digiuno proteico, piccole dosi di aminoacidi producevano una risposta metabolica più efficiente, preservando la massa magra e intaccando la massa grassa. L’obiettivo della nutrizione enterale è appunto quello di eliminare la massa grassa in eccesso, utilizzando una base aminoacidico-proteica sottoforma di soluzione, la quale viene introdotta per mezzo di un sondino. La durata di questo trattamento non può superare i 7 giorni e viene dilazionata nel tempo 24/24 h.

Il sondino viene introdotto da uno staff medico specializzato e il soggetto può regolarmente effettuare una vita normale. Se per particolari esigenze c’è bisogno di staccare la sacca contenente la soluzione dal sondino, lo si può fare per un tempo non superiore a 30 minuti e non più di 3 volte al giorno. Nell’arco di tempo di 7 giorni si ha una riduzione ponderale di circa il 10%, che equivale alla riduzione del 50% dei rischi legati all’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Non tutti possono usufruire di questa metodica, viste le limitazioni caloriche che potrebbero essere deleterie negli individui che soffrono già di patologie psicologiche o in coloro che soffrono di disturbi renali e che non potrebbero appesantire ulteriormente i reni con una base proteica. Si è stimato che l’apporto proteico per chilogrammo di massa magra nelle donne deve essere non superiore a 1,2 g, mentre negli uomini non superiore  1,5 g. Questo favorisce una mobilitazione del grasso corporeo, accumulato sottoforma di tessuto adiposo, tramite un enzima definito lipoproteinlipasi, che idrolizza le scorte lipidiche, per fornire energia all’organismo.

 

sondino nasale per nutrirsi in maniera alternativa molto usato per dimagrire in casi gravi di obesità

 

Dopo la settimana di alimentazione enterale seguono tre settimane di alimentazione controllata e di mantenimento e se non si è raggiunto ancora l’obiettivo finale si può ricominciare, dopo i 21 giorni, con una nuova settimana di trattamento. E’ necessario che durante il trattamento venga assunta molta acqua, più di due litri al giorno, in modo da purificare il corpo da sostanze azotate, prodotte dal metabolismo degli aminoacidi. Durante il trattamento di nutrizione enterale vengono prodotti dall’organismo 3 composti che prendono il nome di corpi chetonici e sono: l’acetoacetato, il betaidrossibutirrato e l’acetone, quest’ultimo è una molecola altamente volatile che si elimina facilmente con la respirazione. I corpi chetonici vengono prodotti dall’idrolisi dei trigliceridi in glicerolo e acidi grassi: il glicerolo viene trasformato in glucosio dal fegato, mentre il 60% degli acidi grassi subisce una serie di trasformazioni che li converte in corpi chetonici. L’effetto dei corpi chetonici è energizzante, in quanto fornisce l’80% dell’energia al cervello per funzionare ed è anche anoressizzante, poichè riduce il senso di fame, agendo a livello del centro ipotalamico della sazietà.

Un altro tipo di nutrizione è quella parenterale, che non prevede una fase di metabolismo a livello gastrico degli alimenti assunti, bensì si ha un’assunzione di soluzione nutritiva per via venosa. Questo tipo di nutrizione viene intrapresa in caso di patologie gastriche o in caso di prolungati periodi di denutrizione, per riequilibrare il contenuto nutritivo ottimale del corpo. Le soluzioni che prevalentemente vengono trattate con questa metodica sono: le soluzioni glucosate, le soluzioni saline e a volte anche lipidiche o proteiche. In relazione al periodo di trattamento deve essere accuratamente scelta una sede di inserzione dell’ago-cannula, che viene inserito a livello periferico , ad esempio nel braccio, se il periodo di trattamento è inferiore a 15 giorni, mentre si cerca una vena più grande e centrale come la vena giugulare o succlavia se si prolunga oltre i 15 giorni.

Può accadere come effetto collaterale del trattamento parenterale che i soggetti sottoposti  possano andare incontro a sepsi, per catetere infetto o anche a flebite nella sede di inserzione della cannula. Si ha poi una condizione di “nutrizione parenterale parziale” nel momento in cui si affianca alla somministrazione per via venosa di soluzioni, anche l’assunzione di cibi per via orale e accade prevalentemente durante la fase di ritorno alla normalità.

Avevate mai sentito parlare di queste metodiche nutritive? Conoscete chi ne ha fatto ricorso?

 

Autore: Ivana Infantino

 

 

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