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L’abuso di alcool e le conseguenze sul nostro fegato

Oggi cerchiamo di fare chiarezza sulle dinamiche di smaltimento dell’alcool, unicamente a carico del fegato, e di individuare la giusta misura di assunzione delle bevande alcoliche, affinché vengano evitati danni irreversibili all’organo epatico in primis e a tutto quanto l’organismo in un secondo momento.

La tendenza sempre più diffusa tra i giovani di assumere alcool sin dal periodo dell’adolescenza, e per la compagnia e per il gusto di sentirsi grandi, potrebbe avere ripercussioni anche gravi sull’intero organismo. L’organo deputato al metabolismo dell’alcool infatti, come anche ai processi di anabolismo e catabolismo delle macromolecole biologiche, è il fegato. Esso rappresenta una centrale metabolica, che servendosi di processi raffinati, precisi e sincronizzati, di enzimi appositamente localizzati nei distretti cellulari e di cofattori e substrati, che si rendono disponibili, effettua un importante lavoro di gestione delle sostanze in entrata e in uscita.

L’alcool è un elemento che viene convertito e smaltito unicamente dai processi enzimatici epatici, ecco perchè l’uso non moderato può provocare danni ingenti all’organo e sfociare in patologie che tendono ad interessare anche il resto degli apparati, come ad esempio quello nervoso o quello gastrico.

I tre sistemi di metabolismo dell’alcool sono: il sistema ADH o alcoldeidrogenasi, il sistema MEOS o sistema microsomiale di ossidazione dell’etanolo e infine la catalasi. Questi tre sistemi intervengono in tempi e modalità differenti tra di loro. Il principale tra i tre è infatti il sistema ADH, il quale interviene per primo nel catabolismo dell‘etanolo in acetaldeide, sostanza tossica che viene ulteriormente degradata in acetato. Quando la quantità di alcool assunta è maggiore del previsto, l’alcoldeidrogenasi non è in grado da solo di farsi carico del quantitativo di etanolo da smaltire, per cui interviene il sistema MEOS in ausilio al primo. La catalasi è l’ultima via citata, perchè qualitativamente inferiore nel compito rispetto agli altri due sistemi e infatti viene richiamata in gioco di rado.

Uno dei maggiori effetti prodotti dall’alcool sul fegato è quello definito con il termine di steatosi epatica alcolica o anche, più quotidianamente indicato come “fegato grasso”. La steatosi epatica alcolica è una patologia che riduce la funzionalità metabolica dell’organo epatico a seguito della formazione di goccioline lipidiche, che si depositano tra i tessuti, conferendo una mutazione morfo-strutturale all’organo. Questa patologia è facilmente diagnosticabile, anche nelle prime fasi, grazie ad una semplice ecografia, che evidenzia un fegato ingrossato e con un aspetto lucido. Se l’abuso di alcool continua, si passa da una semplice steatosi epatica, gestibile con la riduzione dell’assunzione  di alcool e una dieta corretta, povera di lipidi, ad una epatopatia steatosica grave, quando i danni all’organo sono ormai ingenti, con formazione di tessuto cicatriziale. Quando il fegato arriva a questa fase, in cui i suoi tessuti sono danneggiati dall’abuso di alcool, comincia a creare dei sistemi di riparazione intrinseci, producendo tessuto cicatriziale. Questa fase è piuttosto critica, poichè il decorso patologico porta quasi inevitabilmente a cirrosi epatica, necrosi cellulare e in una percentuale di casi che va dal 7 al 10% anche all’insorgenza di neoplasia epatica.

 

 

La soluzione al problema potrebbe essere un trapianto d’organo, ma chi assicura la buona riuscita dell’intervento ed esclude l’ipotesi di recidive?

L’unica cosa da fare è essere parsimoniosi. Tutto nella giusta misura può essere consumato, anche l’alcool, ma facendo le dovute considerazioni.

Un posto di prestigio sulle nostre tavole deve averlo il vino rosso, fonte naturale di polifenoli e antocianine, che riducono i processi infiammatori. Un bicchiere di vino durante il pranzo non può che fare bene e aiutare anche la circolazione sanguigna; senza esagerare, possiamo scoprirlo come un alleato per la nostra salute.

L’attenzione maggiore, però, deve essere rivolta ai liquori e ai superalcolici che stanno conquistando terreno soprattutto tra i giovani. Essi hanno dei tassi alcolici molto alti e presentano inoltre grandi quantità di zuccheri semplici, che già di per sè creano dipendenza psicofisica. Gli effetti indesiderati che essi provocano sono davvero parecchi: danneggiano il sistema nervoso, l’apparato gastrointestinale, inducendo ulcere, vomito e dissenteria accentuati, ma anche neoplasie alla cavità orale, all’esofago, allo stomaco, al fegato stesso e al seno ed infine, provocano anche problemi di sterilità.

Valutando gli ingenti e in alcuni casi irreparabili danni che l’alcool può provocare all’organismo, bisognerebbe prendere coscienza che il benessere o il piacere, che possono dare dei bicchieri di alcool, mandati giù irrazionalmente, sono solo effimeri e preludio di conseguenze alquanto catastrofiche per il benessere psicofisico.

 

Cosa ne pensate cari lettori? Vale la pena rischiare così tanto?

 

Autore: Ivana Infantino

 

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