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Allergia: storia e cause di una malattia comune.

Il termine “allergia” fu introdotto nel lontano 1906 da due pediatri austriaci, Clemens von Pirquet e Béla Schick. I due medici furono infatti i primi a osservare come dal sistema immunitario, potessero nascere reazioni dannose dopo la somministrazione di vaccini a scopi terapeutici: appunto allergia dai due termini greci “altro” e “lavoro“.

Inizialmente furono considerate “allergie” tutte le forme di ipersensibilità che si presentavano. Solo in seguito, si capì che i meccanismi di questa malattia erano molto più complessi, tanto da suddividerne quattro tipi: ipersensibilità di grado da I a IV, e in questa graduatoria, l’allergia appartiene al tipo I.

La sue caratteristiche principali prevedono due momenti principali: la specificità e la velocità.

La prima prevede una reazione solo in presenza delle sostanze verso cui di dirige l’anticorpo, infatti ci sono sostanze che appartengono allo stesso genere (come nei più comuni pollini), ma con diversa struttura molecolare e che quindi generano allergie diverse. Questo significa che una persona che sa di essere allergica al polline, può non avere problemi a contatto con polline di famiglie strutturalmente diversi.

La seconda è data dai tempi di reazione: dal momento del contatto alla manifestazione passano dai 5 ai 30 minuti, quindi tempi relativamente brevi.

Ma cosa genera allergie? Una delle cause è dovuta a fattori genetici, anche se non si eredita l’anticorpo in sé, ma la predisposizione alla malattia; un genitore allergico al polline potrà avere figli allergici ad acari e nipoti allergici a pelo animale, e così via. Se entrambi i genitori sono allergici, per il nascituro la percentuale di rischio allergia va dal 40 al 60%, se invece nessuno dei due ha di questi problemi, i numeri si riducono al 5 – 10%. Più persone allergiche ci sono nell’albero genealogico, più aumentano le possibilità di malattia.

Ma anche l’ambiente svolge un ruolo determinante ne campo delle allergie. Studi hanno dimostrato che, anche l’eccesso di igiene,  ”Hygiene Hypothesis“, favorisce l’insorgere dell’allergia. Un ambiente (o cibo) eccessivamente “sterilizzato” non è salutare per il sistema immunitario che tende a sviluppare allergie. Un semplice confronto si fa con i bambini che vivono in ambienti rurali o che hanno un gatto in casa (dimostrato nei primi due anni di vita); la probabilità di allergia in questi soggetti, si riduce in modo significativo. Le allergie poi, sono meno diffuse tra coloro che sono a stretto contatto con microbi fecali o alimentari, poiché la flora batterica di questi individui è ricca di microbi che producono endotossine, molecole che da un lato limitano l’azione degli antibiotici e degli scambi fra sangue e tessuti, ma nello stesso tempo potenziano le difese immunitarie e proteggono l’organismo dalle infezioni virali e batteriche inibendo la produzione di proteine allergizzanti, che altrimenti stimolano il tessuto linfatico intestinale incrementando le probabilità di asma e rinite allergica. Nei paesi occidentali il precoce utilizzo di antibiotici nei bambini, l’ampio utilizzo di additivi chimici negli alimenti e la loro sterilizzazione, sembrano ritardare lo sviluppo di tale flora batterica.

Anche il momento della nascita contribuisce ad un maggiore predisposizione a determinate allergie; i bambini che nascono in primavera sono prematuramente esposti al polline e quindi più a rischio, mentre i nati in autunno, subiscono gli acari.

Il fumo non ha ancora dati certi sulle allergie, ma le fumatrici in gravidanza, aumentano l’insorgenza di asma e patologie respiratorie nei nascituri. Relative a queste problematiche c’è poi lo sviluppo della bronchiolite da VRS (Virus respiratorio Sinciziale, perché stimola la produzione di proteine sensibilizzanti.

Non poteva mancare l’alimentazione, perché l’assunzione di troppi grassi polinsaturi e oli vegetali, dà maggiore predisposizione all’allergia; nei neonati, il mancato allattamento al seno, riduce le difese immunitarie essenziali in quel momento di crescita

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